COMUNICAZIONE OFFERTA DI CONCILIAZIONE: Le casistiche

  • 06/08/2015
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COMUNICAZIONE OFFERTA DI CONCILIAZIONE: Le casistiche

Il nuovo decreto sul contratto a tutele crescenti introduce un nuovo istituto per la risoluzione stragiudiziale delle controversie sui licenziamenti illegittimi, che consente al datore di lavoro di offrire una somma predeterminata in modo certo al lavoratore in cambio della rinuncia all’impugnazione del licenziamento, somma che per il lavoratore non rientra nel reddito imponibile ai fini fiscali.

La norma si applica, a partire dal 7 marzo 2015, ai lavoratori:
- assunti a tempo indeterminato;
- trasformati a tempo indeterminato;
- apprendisti qualificati;
- assunti in precedenza nelle aziende che dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo hanno superato i 15 dipendenti;

Tale conciliazione deve avvenire in una delle sedi assistite indicate dal Legislatore (art. 2113 comma 4 c.c. e art. 82 D.Lgs. 10 settembre 2003 nr. 270).

Come riportato nel nostro trafiletto del 5 Giugno 2015, il Legislatore, per monitorare l’attuazione di tale disposizione, ha introdotto, in aggiunta alla normale comunicazione obbligatoria telematica di cessazione del rapporto, un’ulteriore comunicazione da effettuarsi entro 65 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Con la Nota del Ministero del Lavoro del 22 luglio 2015 nr. 3845, la comunicazione è dovuta:
1- solo nei casi in cui il datore di lavoro propone la conciliazione al lavoratore;
2- anche dalle agenzie per il lavoro nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro;
3- non va effettuata quando il rapporto di lavoro si risolve durante il periodo di prova;

Inoltre, si precisa che i datori di lavoro possono effettuare tale comunicazione direttamente o per il tramite dei soggetti abilitati così individuati dalla normativa vigente:
consulenti del lavoro abilitati, gli avvocati e procuratori legali, i dottori commercialisti, i ragionieri e periti commerciali sempre secondo quanto previsto dalle norme citate alla lettera precedente.

Per essi costituisce prerequisito l’iscrizione ai rispettivi albi e la comunicazione alla direzione del lavoro della provincia in cui esercitano la consulenza del lavoro, le associazioni di categoria delle imprese considerate artigiane nonché delle piccole imprese anche in forma cooperativa, le associazioni di categoria delle imprese agricole, le altre associazioni di categoria dei datori di lavoro, le agenzie per il lavoro, i consorzi e gruppi di imprese.

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