APPALTI PUBBLICI: Limite di 15 giorni all’impresa per regolarizzare il Durc

  • 30/06/2015
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APPALTI PUBBLICI: Limite di 15 giorni all’impresa per regolarizzare il Durc

Il termine di 15 giorni (previsto dal Decreto del Fare, conv. L. 98/2013) per regolarizzare la posizione contributiva deve essere concesso alle imprese anche negli appalti pubblici.
In particolare il d.l. n. 69 del 2013, convertito, con modificazioni, in l. n. 98 del 2013, all’art. 31, comma 8, stabilisce che Ai fini della verifica per il rilascio del documento unico di regolarità contributiva (DURC), in caso di mancanza dei requisiti per il rilascio di tale documento gli Enti preposti al rilascio, prima dell'emissione del DURC o dell'annullamento del documento già rilasciato, invitano l'interessato, mediante posta elettronica certificata o con lo stesso mezzo per il tramite del consulente del lavoro ovvero degli altri soggetti di cui all'articolo 1 della legge 11 gennaio 1979, n. 12, a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a quindici giorni, indicando analiticamente le cause della irregolarità.

In particolare i Giudici affermano:
a) che tale fase di contraddittorio è, sostanzialmente, obbligatoria;
b) che la sua mancanza è accertabile e sanzionabile dal giudice amministrativo, tanto da arrivare ad invalidare l’esclusione da procedure di gara.

Deve quindi ritenersi che, nella vigenza di detto d.l., il requisito del Documento unico di regolarità contributiva (e quindi anche i suoi presupposti) deve sussistere al momento di scadenza del termine di quindici giorni assegnato dall'ente previdenziale per la regolarizzazione della posizione contributiva. Ed anzi, i Giudici sottolineano che:[...] In assenza della assegnazione di tale termine, il DURC negativo di cui trattasi era irrimediabilmente viziato ed era quindi inidoneo a comportare la esclusione della impresa cui è relativo, in quanto la violazione non poteva ritenersi definitivamente accertata, anche perché, nelle more, era stato spontaneamente effettuato dall’impresa il pagamento di quanto dovuto; non si verteva, quindi, in materia di sindacabilità del suo contenuto da parte della stazione appaltante. [...] (Cons. St., n. 781/2015).

Dott. Matteo Frazza
Avv. Marco Panato

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